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Italia-Svizzera-Italia - Didogs |
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Data: 26-27 luglio 2003. Luogo: Italia-Svizzera-Italia Evento: Raccolta punti Partecipanti: Dido (BMW R1150GS), Gerry (YAMAHA FAZER 1000), Fabrizio (BMW F650).
La partenza è fissata per sabato 26 luglio alle 05.30. Il luogo di ritrovo è Trissino (15 km. da Vicenza, direzione Recoaro).
L’idea di questo “tour” è partita da Gerry. A febbraio il nostro intrepido motociclista si è iscritto al “trofeo moto montagna”. La gara consiste nel fotografare le tabelle dei passi percorsi: si prendono tanti punti quanto l’altitudine del passo. Alla fine si sommano i punti e, naturalmente, vince chi ne ha di più.
Il percorso iniziale prevede di fare 24 passi, ma durante il tragitto n’eliminiamo due perché già fatti poco tempo prima.
I’ itinerario si snoda attraverso il passo della Fricca, P.sso Campo Carlo Magno, P.sso del Tonale, P.sso dell’Aprica, P.sso dello Spluga, P.sso S. Bernardino, P.sso S. Gottardo, Furkapass, Grimselpass, Sustenpass, Oberalppass, Julierpass, P.sso del Bernina (1° giorno), P.sso del Maloja, Forcola di Livigno, P.sso del Foscagno, P.sso dello Stelvio, P.sso del Rombo, P.sso di Monte Giovo, Dosso Egg, P.sso di Pennes e P.sso della Mendola (2° giorno). La difficoltà del percorso è ulteriormente aggravata da una mia dimenticanza: mi accorgo, infatti, di aver lasciato a casa tutte le cartine e tutte le stampe fatte con autoroute. Ci dobbiamo arrangiare con una cartina recuperata sul fondo del bauletto di Gerry, che non è il massimo come dettaglio, ma che ci dà un’idea di dove andare. Il senso dell’orientamento farà il resto.
Partiamo, l’aria è fresca e il traffico nullo. La somma di questi elementi ci porta a forzare un po’ il ritmo (senza esagerare) e a goderci l’alba. Già dopo pochi chilometri possiamo ammirare il cielo che si tinge di rosso a presagire una giornata calda e soleggiata.
Il primo passo affrontato è il P.sso della Fricca. La strada parte da Folgaria e arriva in centro a Trento. E’ un passo medio-lento, con un buon asfalto. La parte iniziale si snoda all’interno del bosco per poi proseguire sulla costa del monte fino a Trento. Il traffico è ancora blando, a Trento non si vede quasi nessuno e attraversiamo la città immersa nel silenzio. Le serrande dei negozi abbassate e le auto ferme danno la visione di una città diversa dal solito. Il silenzio è rotto solo dal borbottio del bicilindrico bavarese e dal frusciare del 4 cilindri jap: ci sentiamo quasi colpevoli di svegliare la città dal suo torpore.
Proseguiamo in direzione Riva del Garda-Madonna di Campiglio. Oltrepassiamo il P.sso Campo Carlo Magno quasi senza vederlo. La strada fila via liscia e veloce. In un attimo arriviamo a Madonna di Campiglio, che si mostra ferita dai lavori in corso e dà la sensazione di mal sopportare il traffico e il turismo opprimente. Sembra di vedere un animale ferito: forse l’ora, forse l’odio per il traffico o chissà che cosa…..
Passata Madonna di Campiglio arriviamo a Dimaro. Svoltiamo a sinistra e iniziamo la salita del P.sso del Tonale. Bisogna dirlo: il Tonale è il Tonale. Resto sempre affascinato dalle sue curve ora veloci, ora lente, con un asfalto super. Il panorama che si ammira salendo è strepitoso. Per chi volesse a metà della salita c’è la deviazione per la Val di Pejo dove si può bere la famosa acqua direttamente dalla fonte. Da provare. Arrivati in cima ci fermiamo per la colazione, anche se il panorama cambia totalmente: i fusti degli alberi lasciano il posto a palazzi, monconi d’abusi edilizi feriscono il cuore forse più che vedere i prati attraversati da funivie e reti di protezioni. Negli anni bui del degrado ambientale il Tonale ha, forse, sofferto più di altri.
Riprendiamo la strada e arriviamo, in un baleno a Edolo, dove ci aspetta Fabrizio. Una breve presentazione (ci siamo conosciuti sul forum di mototurismo ed era la prima volta che ci vedevamo) e poi via verso l’Aprica, attraverso una strada stretta, chiusa tra la parete e la valle. A pochi chilometri dal passo (dove c’è un vero e proprio paese) la strada si apre, continuando dopo il passo fino alla statale Sondrio-Tirano. Arrivati sulla statale proseguiamo a sinistra per Sondrio, oltrepassato il quale, dopo circa 40 km., si prende a destra per Chiavenna. Giunti a Chiavenna si prende a sinistra per Madesimo, e si sale fino ad arrivare al P.sso dello Spluga. La strada inizia stretta ed è molto trafficata, soprattutto da motociclisti, per lo più stranieri. Dopo il tratto iniziale stretto la strada diventa …..più stretta!!!! Si vedono scene da panico: auto che affrontano i tornanti in contromano, auto in manovra sui tornati e motociclisti con gli occhi sbarrati perché non sanno più a cosa prestare attenzione. Incredibile se non si prova. Arriviamo sul passo e, passato il confine, scendiamo verso Splugen. La discesa è uno spettacolo. La strada sembra un alpinista in parete. E’ aggrappata alla costa della montagna ed è priva di protezioni. Scendendo si vede la valle sottostante con il paese di Splugen: è meglio rallentare e godersi la vista.
Da Splugen si seguono le indicazioni per il S. Bernardino. La via s’inerpica ripida e arzigogolata, in stile barocco, quasi a voler contendere il titolo di “strada più tortuosa” allo Spluga. I tornati si susseguono a ritmo vertiginoso, non lasciando spazio neppure ad un cambio di marcia. Uno, due, tre…. cento. Ma quanti sono? Non li ho contati, mi fa male la mano sinistra, e finalmente arriviamo sulla cima. Sconsiglio vivamente di mangiare sul passo: per due panini e un litro d’acqua abbiamo speso come mangiare pizza e birra da noi!!!! Almeno il panino era buono.
Scendiamo verso Bellinzona e, pochi chilometri prima del paese prendiamo a destra per Biasca e S. Gottardo. L’ inizio del S. Gottardo riporta alla mente i vecchi filmati dove si vedono le topolino e le 1100 salire su strade lastricate di ciottoli: i primi 7-8 chilometri sono così. La strada è stretta, trafficata ma assolutamente da fare. In effetti, stiamo facendo la vecchia strada del passo. Poco dopo c’immettiamo su una strada larga, ben tenuta e con ampi curvoni. Attraversiamo il passo velocemente in direzione di Andermatt.
Prima di arrivare al paese di Andermatt si segue a sinistra per il Furkapass. La salita non è entusiasmante: si sale stretti, con molti tornati e su fondo non dei migliori. Arrivati in cima veniamo ripagati delle sofferenze patite in alcuni punti del viaggio: infatti, dal passo possiamo ammirare la strada che collega il Furkapass al Grimselpass. La strada scende sotto di noi, larga e con pochi tornanti. Passa sull’altra sponda della valle e prosegue in discesa, velocissima. Poi, una volta toccato il fondo della valle, riprende a salire per il Grimselpass. Forse in Svizzera sono i motociclisti a disegnare le strade. Ci viene l’acquolina in bocca, anzi sulle….mani. Risaliamo in moto e scendiamo veloci. L’ ebbrezza della velocità è moltiplicata dallo strapiombo che, con la coda dell’occhio vediamo al nostro fianco: non possiamo distrarci, una piccola disattenzione costerebbe cara. Restiamo entro i limiti del buon senso, ma l’adrenalina è in ogni caso garantita. Subito dopo il Furkapass si consiglia di visitare la grotta di ghiaccio. Abbiamo conosciuto un motociclista pratico del luogo e c’invitava ad una breve sosta per ammirare questo spettacolo della natura. Ma non abbiamo tempo. Proseguiamo e, oltrepassato il Grimsel, affrontiamo la discesa verso Innertkirchen. Da qui a destra per il Sustenpass fino a Wassen. Da Wassen si ritorna ad Andermatt e si sale per l’Oberalppass.
Lo Sustenpass e l’Oberalppass sono passi velocissimi. Si possono tenere tranquillamente medie di 100-120 km/h. La strada è larga e l’asfalto ben tenuto. Da questi passi si gode un buon panorama sia sulle valli, sia sulle alpi. A questo punto mi accorgo che abbiamo sempre viaggiato in quota. I passi finora affrontati sono tutti sopra i 2000 metri. Non soffriamo il caldo, anzi in alcuni punti ho quasi freddo.
Oltrepassato l’Oberalppass ci dirigiamo verso Chur (Coira) e poi verso Lenzerheide, Tiefencastell e S. Moritz. Per arrivare alla famosa cittadina svizzera attraversiamo lo Julierpass. L’ inizio del passo è largo e scorrevole. Il tratto centrale diventa improvvisamente stretto, con degli avvallamenti profondi. Riduciamo il gas: la stanchezza inizia a farsi sentire e la lucidità ne risente. Meglio non rischiare. Prima del passo la strada torna a farsi larga e piacevole, aumentano i tornanti e iniziamo a vedere il tramonto.
Vedendo il sole tramontare mi accorgo di essere in sella alla moto da 13 ore: ho visto il sole nascere, l’ ho visto disegnare ombre con le cime innevate delle alpi e ora lo vedo coricarsi, tranquillo e sorpreso dalla resistenza dei tre motociclisti.
Ormai siamo agli sgoccioli. Arrivati a S. Moritz continuiamo fino al P.sso del Bernina. Questo è un passo che bisognerebbe fare una volta l’anno. Strada larga, asfalto ben tenuto, assenza di buche e curve ad ampio raggio. Un sogno e se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Arrivati in cima (quota 2330) entriamo nel rifugio e decidiamo passare lì la notte.
A questo punto Fabrizio ci lascia. Il giorno dopo ha un impegno e sceglie per proseguire fino a casa.
Sono stanco, affamato e assonnato. Queste tre sensazioni messe insieme fanno apprezzare ancora di più l’ambiente tranquillo e rilassato del rifugio. Una zuppa calda, una bistecca e una birra puliscono la gola dalla polvere e ci tolgono un po’ di stanchezza. Andiamo a dormire. Quasi non mi accorgo di appoggiare la testa sul cuscino e stò già dormendo.
La mattina ci svegliamo alle sei e mi preparo per fare qualche foto. Mi rendo conto che la porta del rifugio è chiusa e non si può uscire. Dramma: non posso perdermi l’alba. La cornice dei monti esalta le prime luci del sole e rende il crepuscolo del mattino unico. Non mi perdo d’animo, esco dalla finestra del bagno, mi arrampico sul tetto e faccio qualche scatto. Più tardi esco a piedi sul passo, scatto qualche altra foto, passeggio al fresco (per non dire freddo) e mi godo il paesaggio.
Verso le 7.30 partiamo. Scendiamo nuovamente a S. Moritz e affrontiamo il P.sso Maloja. La strada costeggia due laghi, il Silvaplaner e il Silser, e corre piana tra la riva e la parete rocciosa. Sembra strano ma il Maloja è più basso di S. Moritz: infatti, non lo vediamo subito e dobbiamo invertire la marcia.
Fatto il Maloja ritorniamo sul Bernina (andata e ritorno sono 90 km). Scendiamo verso Poschiavo. Pochi chilometri dopo il passo si prende a sinistra per Livigno, si oltrepassa la dogana svizzera e si sale sulla Forcella di Livigno. Giunti a Livigno si fa il pieno, si piange nel constatare quanto poco costa la benzina e si riprende la strada per il passo di Foscagno. Le strade sono belle e, affrontate di primo mattino, sono poco trafficate. Infatti, di lì a poco i turisti in cerca di un effimero risparmio prenderanno d’assalto Livigno e i suoi negozi.
Andiamo verso Bormio e, prima del paese, si sale a sinistra verso lo Stelvio. Tralascio la descrizione della salita: una gara ciclistica, una staffetta dei vigili urbani e dei motociclisti incoscienti che zigzagavano tra i ciclisti ci fanno perdere un’ora e mezza e la pazienza. Lo Stelvio e uno dei pochi luoghi dove si possono ammirare quasi tutte le moto prodotte.
Scendiamo dallo Stelvio affrontando i 48 tornanti in tranquillità. Non c’è molto traffico, anche se incrociare un’auto o un camper su un tornante crea qualche problema. Scendendo si vedono i prati in fiore: il colore fucsia dei fiori rilassa i sensi e il profumo intenso che entra attraverso la visiera del casco ci dona armonia.
Oltrepassiamo Trafoi e arriviamo a Spondigna.
Proseguiamo verso Merano e, giunti al paese, devo trattenermi dal fermarmi a bere una birra alla fabbrica della Forst. Da qui si prende per la Val Passiria e, arrivati a S. Leonardo in Passiria, decidiamo di affrontare il P.sso del Rombo. Qui incontriamo una vecchia conoscenza: un motociclista tedesco con cui abbiamo in sospeso vecchi discorsi. Ci capiamo al volo. Saliamo rapidi ed eccitati. La strada ha un asfalto nuovo che invita ad osare. Gerry è davanti, fa da lepre. Sono dietro al tedesco: la sua Aprilia Falco ha un’ottima ripresa. Lo studio, ma non posso perdere troppo tempo, la lepre stà andando. Un attimo di titubanza, allungo la staccata e il tedesco è dietro. Rido. Un italiano su moto tedesca che si diverte con un tedesco su una moto italiana. Casi della vita.
Arriviamo sul passo, le nuvole nascondono il sole e le cime, ma lasciano spazio verso valle e si vede il serpente d’asfalto nella sua interezza. Riprendiamo la strada scendendo nuovamente verso S. Leonardo.
Iniziamo la salita per il P.sso Monte Giovo e ci fermiamo a mangiare su una trattoria. La terrazza dà direttamente sul tornante e possiamo goderci il passaggio delle innumerevoli moto che salgono e scendono in continuità. Rifocillati ci avviamo sul passo per una strada stretta e tortuosa. Incrociamo parecchi motociclisti e ormai abbiamo le mani doloranti a forza di salutare.
Dopo il passo si scende verso Vipiteno e una volta giuntovi si riprende a salire verso il P.sso Pennes.
A circa metà della salita si oltrepassa il Dosso di Egg. La tabella è seminascosta tra le fresche frasche e si rischia di non vederlo. Arriviamo al Pennes e scendiamo a valle velocemente. La strada è larga, il traffico inesistente. Poco prima di Bolzano veniamo puntati dal telelaser: fortunatamente veniamo avvisati da un’automobilista, così riusciamo a risparmiare soldi e …punti.
Oltrepassata Bolzano inizia l’ascesa del P.sso della Mendola. Il Mendola è l’ultimo passo del giro, per questo saliamo veloci, non lesinando sul gas. Le moto non sembrano stanche come i loro piloti. I chilometri e il caldo si fanno sentire sul fisico e sulla mente. Bisogna stare sempre concentrati. Arriviamo sul passo e proseguiamo senza fermarci. La voglia di arrivare a casa è tanta.
Dopo il Mendola prendiamo per Trento, Rovereto e, da qui, in direzione Verona attraverso la Vallagarina (conosciuta anche come Val d’Adige): una strada veloce, ben asfaltata e con curve a vista. Affondiamo per l’ultima volta il gas e in un lampo arriviamo in Valpolicella.
Una breve sosta a casa d’amici ci dà la possibilità di riprender fiato e di dissetarci.
Io e Gerry ci guardiamo e realizziamo di aver fatto un gran giro: 22 passi alpini tutti sopra i 2000 metri, 1620 km. fatti, 28 ore di moto e una gomma consumata fino alle tele.
Poi, verso le nove, mi dirigo verso a casa attraverso la tangenziale e la statale 11. Arrivo a casa, metto a riposare la moto e mi rilasso con una doccia fredda. Ripenso al giro, alle cose viste e alla miriade di curve e tornati fatti. Ho il viso bagnato, ma non so se dall’acqua della doccia o dalle lacrime di gioia. Mi sono divertito un mondo e ringrazio Gerry per aver pensato a questa “scampagnata”.
Per chi vorrà ripetere la nostra esperienza, consiglio di fare il giro in tre giorni e di visitare molto bene la zona di Andermatt.
Ciao. DIDOGS.
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