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51° Elefantentreffen - Albe |
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Eccomi qua, sono le 08.00 del 26/01/2007 e sono pronto a partire per l’Elefantentreffen anche stavolta da solo perché gli amici dopo i buoni propositi estivi stranamente all’approssimarsi della data si dileguano…. Non ho difficoltà a viaggiare da solo e, se proprio lo voglio, non è certo un problema socializzare tra motociclisti soprattutto in occasioni come questa.
Il cielo a Brescia è grigio e la temperatura poco sotto lo zero. Imbocco la A4 in direzione Verona e successivamente mi immetto sulla Brennero. C’è traffico, ma è scorrevole, sono coperto bene, ma c’è molta umidità. Prima sosta in Trentino dove cominciano a comparire i primi fiocchi di neve ma nulla di preoccupante inoltre le previsioni meteo mettono un miglioramento per la giornata di sabato soprattutto oltre le Alpi….

Proseguo di buon passo e in rapida successione valico il Brennero, percorro il Ponte d’Europa e tenendomi alla mia sinistra Innsbruck proseguo senza intoppi. Quest’anno, visto che il clima è incerto, ho deciso di percorrere l’autostrada fino a Monaco anziché tagliare dalla statale, che permette di risparmiare un centinaio di km, ma allunga sensibilmente i tempi. Le temperature si mantengono costantemente parecchi gradi sotto zero e nevica, a tratti anche intensamente. Comincio a fare incontri con altri “elefanti” (un tipo col casco con sopra la cuffia di lana con tanto di pon pon oppure un Goldwing 1800 totalmente travestito da elefante…) che mi aiutano a sopportare meglio la noia del viaggio in autostrada e fanno ulteriormente aumentare in me la voglia di arrivare. Sono circa le 16.30, quando varco la soglia della pensione dove pernotterò. Tempo di ritirare la chiave della camera e di darmi una rinfrescata e sono di nuovo in moto per percorrere i pochi km che mi separano dalla “buca”. La strada che scende al campo è abbastanza pulita, parcheggio, mi armo di torcia elettrica e macchina fotografica e sono pronto. Stranamente non c’è molta gente, sono poche anche le moto modificate che spesso sono la vera attrazione, ma il clima è il solito: accogliente, goliardico, alcolico!!

In passato ci sono stati problemi in quanto il raduno si era trasformato in un ritrovo “nazi” ed il clima non era dei più rilassanti e si parlava addirittura di abolirlo, ora invece è una festa cui il sabato e la domenica partecipano intere famiglie e posso assicurare che mai, in nessuna delle tre occasioni in cui ci sono stato, c’è stato un momento di tensione. Giro a lungo intento a scattare foto stando attento a non scivolare sul ghiaccio traditore e, dopo aver mangiato un succulento pane con wurstel ed essermi bevuto una tanica di vin brulé, mi compro finalmente la spilla (che gli anni precedenti non ero mai riuscito ad acquistare perché esaurite) e l’adesivo commemorativo. Cerco qualche altro souvenir, ma i prezzi sono davvero esagerati: si va da una tazza da the a “soli” 12,50 euro alla maglietta a 25 euro per passare alla felpa da 50 euro… E’ così che si fanno le 20.00 e decido che è ora di tornare in albergo per una doccia calda e la meritata cena nel solito ristorante che offre l’elefanten-menu composto di primo, secondo, contorno, pane, bevanda, dessert e caffè alla cifra di 10 euro!!!

La sera passeggio per il paesino di Innernzell e verso le 23.00 mi infilo nel letto fiducioso che l’indomani ci sarà bel tempo, in fin dei conti le previsioni sono state chiare….(?) Nottata tranquilla, scendo dalla camera e trovo il mio fido Gs sotto 30 cm di neve! La colazione è memorabile e mi sarà di aiuto per tutta la giornata che si rivelerà davvero dura. Sono le 09.00 e il mio Giessone si accende al primo colpo nonostante i -10°, mi faccio coraggio e parto dal parcheggio per vedere se riesco a raggiungere il raduno o se è il caso di tornare verso casa. Mi immetto sulla strada, svolto a sinistra su una leggerissima salita faccio qualche metro e mi trovo fermo in prima con la ruota posteriore che gira a vuoto! Con l’aiuto di altri due motociclisti fermi sul ciglio della strada riesco a girare la moto. Stranamente (per la Germania) le strade sono in pessime condizioni, ma nevica tanto e soprattutto la neve “attacca” immediatamente. Decido che è il caso di ritornare a casa ma mi rendo subito conto che sarà dura perché mi aspettano più di 30 km di strada in mezzo alla foresta con tante curve e continui saliscendi. Se tutto ciò non basta c’è un forte vento che oltre a scuotere le piante facendo cadere la neve sulla strada la congela immediatamente creando una vera lastra di ghiaccio.
Tutto procede abbastanza bene fino a, quando mi accorgo che pur viaggiando a gas costante in seconda e perfettamente dritto la ruota posteriore continua a perdere aderenza. Rallento ulteriormente, ma sono costretto a viaggiare al centro della strada perché è un po’ più pulita e sto creando una coda di macchine. Tengo duro fino a quando su un rettilineo decido di spostarmi leggermente a destra per farmi sorpassare. La moto sembra impazzita, comincia a scodare, le provo tutte e reggo per una ventina di metri con la ruota posteriore che sembra voler sorpassare l’anteriore, cerco di non toccare i freni, provo anche a tirare la frizione per lasciar correre la moto, punto i piedi a terra ma non c’è niente da fare mi parte e scivola sulla neve. Fortunatamente non mi faccio nulla corro a sollevare la moto e scopro che si è danneggiato il coperchio valvole e la relativa protezione ma niente di grave. Riparto “un tantino alterato”, ma la situazione è davvero pesante e dopo circa 1 km è la ruota anteriore a scappare da tutte le parti, punto i piedi a terra con tutta la forza che ho, la tengo per una decina di metri e riesco a stare in piedi. Decido di fermarmi, passa lo spazzaneve voglio seguirlo, ma tempo di infilare guanti e casco e la strada è di nuovo completamente innevata; parto e dopo pochi km sono di nuovo alle prese con l’anteriore che scappa e questa volta riesco ad appoggiare la moto delicatamente sulla neve e a risollevarla immediatamente senza danno. Fermo una macchina, scende un uomo che parla solo tedesco e neanche una parola di inglese (cosa frequente da queste parti), cerco di fargli capire che vorrei caricare la moto su un carro attrezzi per raggiungere l’autostrada, ma non c’è verso…
Fermo un’altra macchina e questa volta alla guida è una ragazza che parla inglese e dopo un paio di telefonate mi trova il carro attrezzi, mi da un passaggio in paese e si ferma quasi un’ora per fare da interprete: Karen si rivela incredibilmente gentile! Il carro attrezzi però non parte perché la batteria è scarica e aspetto quasi due ore ma questa è la mia fortuna perché nel frattempo le strade sono migliorate e la temperatura si è alzata. Raggiungo la moto a bordo del camion ma quando il camionista abbassa la pedana per salire scopro che è larga al massimo una trentina di cm e devo imboccarla partendo dalla strada ghiacciata per poi fermarmi sul camion che è coperto di neve! Una caduta dal camion equivale a dieci cadute sulla neve e cerco di far capire al camionista (che parla solo tedesco) che è troppo rischioso salire. Alla fine ci capiamo (forse) e ripartiamo lui sul camion ed io in moto. La situazione è migliorata e riesco a raggiungere l’autostrada che si presenta in buone condizioni, la voglia di accelerare per andarsene velocemente è tanta, ma mi trattengo per valutare bene lo stato del manto stradale perché il forte vento porta sulla carreggiata lingue di neve e non voglio trovarmi a 130 l’ora una bella lastra di ghiaccio proprio davanti. Raggiungo Monaco, il traffico è congestionato e le stazioni di servizio sono poche ed affollatissime. Il viaggio prosegue tutto sommato bene anche se a tratti nevica forte. Ogni tanto butto lo sguardo sulla corsia opposta, ma vedo davvero pochi motociclisti e penso che quest’anno la “buca” resterà meno popolata del solito. Ad Innsbruck la situazione migliora e dopo il Brennero compare addirittura il sole e posso rientrare a casa tranquillamente alle 20.30.
Sono state necessarie più di 11 ore per percorrere 650 km, sono sporco, deluso e incavolato. Quando si parte per un viaggio come questo se non si è incoscienti si sa quello che si può trovare, ma si spera sempre nella buona sorte. Quest’anno ho pagato le due precedenti volte che sono andato senza intoppi, ma ora a distanza di venti giorni dico che, se posso, l’anno prossimo ci torno.
ALBE.
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